Il Somma-Vesuvio e il Creator Vesevo: un museo tra le lave

Vivere su un vulcano attivo, irrequieto, rischioso ed imprevedibile, non è certo il sogno di chi intende godersi una vita tranquilla. Quando, però, si tratta del Vesuvio, un vulcano che fa parlare di sé il mondo intero per la sua bellezza e gli scenari unici e magnifici che si scorgono dai suoi declivi, non si può fare a meno di desiderare di trascorrere almeno un po’ di tempo ad esplorarlo.

I napoletani sanno bene cosa vuol dire svegliarsi ogni mattina e controllare che ‘a muntagna, come essi chiamano il vulcano, sia ancora lì, intatta, imponente, magnifica, in tutto il suo splendore. All’alba il Vesuvio non ha eguali al mondo. E’ semplicemente spettacolare! Mentre il cielo terso ad oriente si tinge di rosa, ad occidente, la città partenopea, vista dalle pendici del vulcano, si colora di oro bianco ed è uno spettacolo magnifico che si ripete ogni giorno, da almeno tre millenni. 

Vesuvio in fiore

E’ bello visitare il vulcano di primo mattino, quando il paesaggio è ancora un po’ indistinto, in una tiepida giornata di sole. Si inizia dal basso ad assaporare la frescura e gli odori dell’erba e dei fiori che si diffondono tra le rocce. E man mano che la brina si disperde tra le lave e il sole fa capolino tra i faggi, i lecci e i pini, emergono, come per incanto, le inconfondibili creazioni artistiche che la natura e l’uomo hanno creato in perfetta sintonia.

Tra le suggestive e inimitabili lave, che sembrano scolpite da una mano invisibile, si ergono belle statue di pietra, create da noti artisti internazionali, che ci rammentano quanto sia importante il rispetto per la natura e per il vulcano. La lava che è fuoriuscita dal vulcano durante le numerose eruzioni che si sono susseguite nei secoli, è sempre stata considerata simbolo di distruzione, da un lato, ma anche di creazione dall’altro.

Furono i greci i primi a trasformare il materiale vulcanico in una egregia rappresentazione di bellezza. Con la pietra lavica, lavorata a intaglio, essi creavano fantastiche decorazioni per abbellire i templi, le case e gli edifici pubblici.

I romani poi utilizzavano la pietra lavica per lastricare le strade, durevoli e belle, che si mantengono in ottime condizioni persino al giorno d’oggi. E ve ne è una che risale all’epoca romana che ancora si inerpica su per il declivio del Vesuvio, lontano dalle strade battute da turisti e abituali frequentatori.

Col tempo gli abitanti del luogo hanno imparato anche ad usare la pietra lavica per realizzare dei bellissimi cammei, gioielli incastonati nell’oro e nell’argento, che ancora oggi rendono il golfo di Napoli famoso in tutto il mondo per questa sua tradizionale arte. Gli scalpellini, poi, per secoli, hanno lavorato la lava instaurando un rapporto particolare con essa poiché col tempo sono riusciti addirittura ad “ascoltarne il canto”, poggiando l’orecchio su di essa per capire dove poter posare lo scalpello in modo da non rovinare la pietra ed estrarne l’anima.

Ma l’idea di creare delle vere e proprie statue di lava, è piuttosto recente ed è il risultato di una sottile sfida a usare un materiale che nessun artista mai aveva osato sperimentare prima: estrarre da un blocco di lava un’opera straordinaria che potesse esprimere il tenue rapporto tra la natura e l’uomo. Direttore artistico di questo singolare museo fu nominato uno straniero, da tempo innamorato di Napoli, il professore francese Jean Noel Schifano, a cui fu chiesto di realizzare un museo a cielo aperto che potesse essere espressione di equilibrio tra natura e cultura. E il risultato ottenuto è stato eccezionale: una sequenza di fantastiche e pregevoli opere, un po’ eccentriche, un po’ bizzarre ma di rimarchevole e squisita fattura.

Gli artisti avevano ricevuto in sorte un piccolo spazio tra le lave. La sfida era quella di ricavare dalle rocce una scultura che ben si adattasse al luogo e fosse l’estrinseca rappresentazione di quell’armonioso e speciale rapporto tra uomo e natura che ha sempre caratterizzato chi è abituato a vivere alla giornata, adattandosi alle circostanze e agli umori di un vulcano tra i più temuti e tra i più amati al mondo. Il Vesuvio sa infatti apprezzare il lavoro dell’uomo e lo rispetta come quando, dovendo sfogarsi, preferì conservare l’osservatorio vulcanologico più antico del mondo, di cui tutti erano fieri, circondandolo con le lave e proteggendolo insieme alla vicina seicentesca chiesetta del Salvatore. 

Man mano che si percorre la strada che si inerpica su per i versanti del complesso vulcanico del Somma-Vesuvio, che inizia dal mare, lo sguardo è attratto dal golfo di Napoli che stupisce per la sua notevole bellezza. Si arriva ad un bivio da dove si diparte l’unica strada che continua fino al cratere ed immediatamente si viene rapiti dagli occhi marmorei della prima opera che ci accoglie: Gli occhi che ascoltano, dell’olandese Mark Brusse. L’artista sembra aver voluto posare tre occhi su un blocco di lava, uno vigile sul vulcano, uno rivolto alla città e l’altro intento a deliziarsi mentre osserva la bella Capri.

Il portoghese Dimas Macedo ama dialogare con lo spazio intorno cogliendo la geometria del materiale da forgiare. L’opera che egli ne ritrae, posta ai piedi delle concrezioni vulcaniche, è semplicemente deliziosa. Il suo Totem, dalle fattezze tubolari di una donna, tra ironia e creatività, emoziona e seduce chi posa il suo sguardo su di essa. 

La terra trema spesso in quest’area e l’uomo cerca di fuggire al primo sentore di pericolo. Come gli animali scappano e si agitano anche l’Antenato cerca di sfuggire alla morte e la sua testa è là, sulle lave, scolpita dal croato Vladimir Velickovic. 

Sono due corpi avvinghiati in un tenero abbraccio, Il padre e il Figlio, opera magnifica e significativa del tedesco Johannes Crütze che ci accoglie poco prima di una curva panoramica sulla piana che circonda il vulcano.

La sorte sembra aver privilegiato il napoletano Lello Esposito, donandogli una posizione favolosa dove gli occhi del suo Pulcinella sono rivolti proprio verso la città di Napoli, posando lo sguardo sul mitico corpo di Partenope. Vale la pena fermarsi ad osservare il magnifico panorama che spazia da Napoli alla piana e ai monti che circondano Caserta. Sotto la cresta del monte si intravvede un edificio rosso in disuso, è la vecchia stazione della funicolare travolta dalla lava durante l’eruzione del 1944.

Continuando a salire si incontra l’opera dell’islandese Rurì che ha avuto una idea geniale, riprodurre la Terra Vivax in un cono sferico che si tiene in equilibrio su una lastra di lava su cui sono incisi i nomi dei vulcani più noti e irrequieti del mondo.

Lo spagnolo Miguel Barrocal ci ha lasciato invece l’ultima opera della sua vita, il Torso del Vesuvio, uno studio anatomico che esprime, attraverso una forza quasi sensuale, il pieno vigore del vulcano.

Il francese Denis Monfleur ha preferito invece dare espressione all’importanza della Famiglia, realizzando tre statue, il padre e la madre, rivolti verso il vulcano tenendolo d’occhio e un bimbo che invece lascia andare lo sguardo verso il golfo e la città, immaginando un futuro incantato.

Non ne vuole sapere di osservare il mondo,invece, il piccolo Icaro, conficcato a testa in giù e gambe all’aria come se fosse intento a scavare tra le rocce per ricercarvi il senso della propria vita o, come uno struzzo, semplicemente preferisce non guardare il luogo in cui è stato realizzato dall’artista spagnolo Antonio Seguì che lo ha posto su una roccia in prossimità di una delle curve più suggestive e temibili del vulcano, su una cresta sospesa tra la terra e il cielo.

Ci accoglie infine l‘Angelo di Fuoco, del greco Alekos Fassianos, che sembra invitarci a dare un ultimo sguardo allo spettacolare golfo di Napoli, con la Punta Campanella e Capri proprio di fronte, e su un fianco, la bella Ischia, la suggestiva Procida e l’immensa città di Napoli, prima di addentrarci nell’area più centrale del vulcano.

© 2019-2021 Dr Maria Sannino

Informazioni su Dr Maria Sannino

Sono una Guida Turistica, Accompagnatore Turistico ed Interprete Turistico abilitata presso la Regione Campania nelle seguenti lingue: Giapponese, Inglese, Italiano, Spagnolo, Francese e Tedesco. Conduco visite guidate nell'intera regione Campania ed insieme possiamo visitare i luoghi più famosi ma anche quelli più reconditi, e andare alla scoperta di una regione che non smette mai di meravigliare chiunque la visiti. Mi piace in modo particolare l'archeologia ma mi appassionano anche l'arte, sacra o profana, le tradizioni, le bellezze naturalistiche e ovviamente tutte le belle storie e leggende di questa splendida terra, nonché i suoi mille misteri.
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