La fanciulla che coglie fiori

Fanciulla che coglie fiori - Museo Archeologico Nazionale di Napoli
Fanciulla che coglie i fiori o Flora/Chloris
da Villa Arianna dell’antica Stabiae

Il mistero avvolge ancora la piccola ma splendida raffigurazione di una avvenente e raffinata fanciulla che indossa un leggero chitone ocra, ricoperto da uno velo bianco e azzurro, che è esposta, in un pannello incorniciato, nella sezione degli affreschi al piano nobile del Museo Archeologico Nazionale di Napoli.

E’ forse la rappresentazione della dea italica Flora, tanto cara agli Osci ed ai Romani oppure è Persefone, che raccoglie i bei fiori in primavera o si tratta addirittura di Chloris, la dea dei fiori, sposa di Zefiro, tanto decantate invece dai Greci? Potrebbe forse essere anche una delle Ore che con passo lento e aggraziato si incammina portandosi via il tempo?

Il dipinto su fondo verde che riprende la fanciulla di spalle, fu ritrovato in un ambiente della Villa Arianna dell’antica città sepolta di Stabiae, i cui resti sono sull’attuale collina di Varano nella città di Castellammare di Stabia, nel Golfo di Napoli. L’affresco fu staccato dalla nobile villa della cittadina campana per essere portato al museo di Napoli insieme ad altri tre pannelli che rappresentano splendide e famose donne come Diana e Medea, effigiate su fondo azzurro, e la ben nota Leda col cigno raffigurata su fondo verde. Tutte figure tratte da un cubicolo della antica dimora stabiese che era posta su un pianoro, in prossimità del mare, con una vista spettacolare sul golfo di Napoli e sul vulcano Vesuvio.

Nota anche come la Primavera, la figura di questa donna ha fatto il giro del mondo per la sua bellezza, la sua eleganza e sensualità. Il delicato vestito che ella indossa, di colore ocra, si adatta armoniosamente al suo corpo snello, lasciando scoperta la spalla destra mentre il velo che lo ricopre segue flessuoso i suoi movimenti aggraziati. Il piede sinistro poggia solo sulle dita lasciando intravvedere parte del prato o del sentiero lungo cui ella cammina con passo leggiadro. Sulla sua destra un alberello fiorito, intorno al quale ronza una ape intenta a succhiarne il nettare, invita a cogliere i suoi fiori bianchi o gialli che ella pone in un cesto (kalathos) tenuto con decoro nel suo braccio sinistro. Semplici dettagli completano l’abbigliamento: un bracciale d’oro al polso destro ed un diadema posto con classe sui capelli raccolti.

L’affresco evoca un sentimento di pace, di relazione armonica con la natura dove la donna si muove in tranquillità. I colori ancora vibranti inducono un senso di gioia e rapiscono tutti coloro che osservano questa splendida e soave creatura. 

Il dipinto, posto al centro di una ampia sala adornata con altri affreschi staccati dalle aree vesuviane, coglie l’attenzione per la sua piccola dimensione, poiché la figura è alta solo poche decine di centimetri, e per la maestria con cui l’autore è riuscito, con uno stile disinvolto, a conferire all’affresco una fine ricercatezza rendendola un’opera davvero divina. E si rimane incantati a guardare questa figura minuta che si avvia spensierata verso una meta sconosciuta e al visitatore resta la curiosità di sapere di chi effettivamente si tratti.

Sono diverse le interpretazioni date a questo pannello così singolare. Nel ‘700 quando il quadretto fu staccato dagli ambienti di Villa Arianna di Stabiae, molti studiosi dei classici si cimentarono a darne spiegazioni che non sempre trovavano accordi. Per alcuni la bellissima fanciulla era una dea, per altri una ninfa, per altri ancora una semplce giovane che coglie fiori, come viene definita attualmente nel museo.

Particolare dell’affresco da Villa Arianna, antica Stabiae

Ma vediamo le diverse sfumature che potrebbero aiutarci a capire meglio chi si cela dietro questo intrigante dipinto. Come sempre ci vengono incontro gli antichi poeti e scrittori che ci hanno tramandato e descritto le diverse mitologie tra cui il greco Omero ed il romano Ovidio che comparò le divinità greche con quelle romane.

Una delle interpretazioni ritiene che la raffinata donna dipinta di spalle sia Persefone (Proserpina per gli antichi Romani) appena prima di essere rapita da Hades (Plutone). Nota anche come Core (la fanciulla), figlia di Zeus e Demeter, ella sembra essere spensierata ed ignara di ciò che le sta per succedere. La leggenda narra infatti che Persefone stava raccogliendo dei fiori nelle vicinanze di Enna, in Sicilia, quando un carro trainato da cavalli neri, uscito dalla terra, la rapì portandola negli inferi per diventare la sposa del temuto dio Hades. 

Una esposizione diversa considera il pannello dipinto come la rappresentazione di una delle Ore, figlie di Zeus e Temi, le dee delle stagioni. Queste leggiadre divinità venivano infatti descritte sempre nell’atto di portare i fiori della primavera o i frutti di altre stagioni e poiché nel nostro caso la fanciulla è raffigurata di spalle, con movenze leggere, ella potrebbe simboleggiare il lento ed armonioso scorrere del tempo. 

Una ulteriore decodificazione giudica l’opera come una raffigurazione di Chloris, la dea dei fiori e delle fioriture dei Greci che divenne moglie di Zefiro, il dio dei venti, insieme a cui ella rendeva la natura bella e rigogliosa. 

Infine una soluzione ancora più felice è offerta da chi vi identifica Flusia, la divinità dei fiori che veniva già raffigurata in tempi lontani dagli Osci (Opici), antico popolo della Campania pre-romana e chiamata Flora dai Romani che la consideravano una delle dee più importanti tanto da dedicarle addirittura un flamine (flamen Floralis) addetto al suo culto ed una festività, i Floralia, che avveniva ogni anno tra il 28 aprile ed i primi di maggio a Roma. Per questi antichi popoli Flora simboleggiava la Primavera, ed era la personificazione di una stagione profumata e rigogliosa che è diventata poi simbolo di rinascita e libertà. Ella era anche la protettrice delle api, una delle quali, in questa raffigurazione, la affianca, mettendosi in evidenza sulla destra dei fiori.

Per ammirare questa splendida opera e per una visita guidata al Museo Archeologico Nazionale di Napoli, che conserva altri capolavori dell’antichità, potete contattarmi al seguente indirizzo e-mail: belsannino@gmail.com

Informazioni su Dr Maria Sannino

Sono una Guida Turistica, Accompagnatore Turistico ed Interprete Turistico abilitata presso la Regione Campania nelle seguenti lingue: Giapponese, Inglese, Italiano, Spagnolo, Francese e Tedesco. Conduco visite guidate nell'intera regione Campania ed insieme possiamo visitare i luoghi più famosi ma anche quelli più reconditi, e andare alla scoperta di una regione che non smette mai di meravigliare chiunque la visiti. Mi piace in modo particolare l'archeologia ma mi appassionano anche l'arte, sacra o profana, le tradizioni, le bellezze naturalistiche e ovviamente tutte le belle storie e leggende di questa splendida terra, nonché i suoi mille misteri.
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